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ICI

REGOLAMENTO ICI per il 2006

REGOLAMENTO ICI dal 2003 al 2005

REGOLAMENTO ICI dal 01.01.2007


Approvato con deliberazione n.

TITOLO I

DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 1 - Oggetto del Regolamento


Il presente regolamento disciplina l’applicazione dell’imposta comunale sugli immobili, di cui al D.Lgs. 504/92, nel Comune di Settimo Rottaro, nell’ambito della potestà regolamentare prevista dagli artt. 117 e 119 della Costituzione (così come modificati dalla L.C. 18 ottobre 2001 n. 3) e dagli artt. 52 e 59 D.Lgs. 446/97.

Ai fini dell’applicazione del presente regolamento, costituiscono altresì norme di riferimento la legge 27 luglio 2000 n. 212, recante norme sullo Statuto dei diritti del contribuente, il D.Lgs. 18 agosto 2000 n. 267, Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, nonché la vigente legislazione nazionale, il vigente Statuto comunale e le relative norme di applicazione.

Art. 2 - Determinazione delle aliquote e delle detrazioni d’imposta

Le aliquote e le detrazioni d’imposta sono approvate con deliberazioni dell’organo competente nel rispetto dei limiti previsti dalla legge entro il termine previsto per l’approvazione del bilancio di previsione per l’anno di riferimento.

Art. 3 – Presupposto dell’imposta

Presupposto dell’imposta è il possesso di fabbricati, di aree fabbricabili e di terreni agricoli, siti nel territorio dello Stato, a qualsiasi uso destinati, ivi compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’impresa.

Nel caso di fabbricati non iscritti a Catasto, ovvero che siano iscritti a Catasto senza attribuzione di rendita o con attribuzione di un classamento o di una rendita non conforme all’effettiva consistenza dell’immobile, ove sussistano i presupposti per l’imponibilità, il proprietario o titolare di diritto reale sull’immobile è comunque tenuto a dichiarare il valore imponibile dell’immobile, in attesa dell’iscrizione dello stesso a Catasto, ed a versare la relativa imposta.

Il Comune verifica nei termini di legge la corrispondenza del valore dichiarato dal contribuente con il valore catastale attribuito all’immobile in relazione all’effettiva consistenza e destinazione d’uso dello stesso ed, in caso di difformità, provvede ad accertare l’imposta effettivamente dovuta, con applicazione dei relativi interessi e delle sanzioni, salvo che tale violazione non sia imputabile al contribuente.

Art. 4 - Aree fabbricabili

Per area fabbricabile si intende l’area utilizzabile a scopo edificatorio secondo le risultanze del Piano Regolatore Generale approvato dal Comune.

Nel caso di utilizzazione di un’area a scopo edificatorio, il suolo interessato è soggetto alla disciplina delle aree fabbricabili indipendentemente dal fatto che sia tale in base agli strumenti urbanistici.

In caso di varianti del Piano Regolatore un terreno acquisirà lo status di edificabilità solamente a far data dalla Determinazione della Giunta Regionale di approvazione della stessa. Viceversa un terreno edificabile che con variante dello strumento urbanistico comunale perde la propria capacità edificatoria acquisirà lo status di terreno “agricolo” e quindi inedificabile, facendo propria la clausola di salvaguardia da adottare in caso di variante al PRG, a far data dall’approvazione in C.C. della variante stessa.

Aisensi dell’art. 2, comma 1, lett. b) D.Lgs. 504/1992, si stabilisce che un’area prevista come edificabile dal Piano Regolatore possa essere considerata come pertinenza di un fabbricato soltanto ove la relativa particella catastale sia graffata o fusa con la particella catastale su cui insiste il fabbricato stesso. L’eventuale variazione catastale a seguito della quale l’area edificabile venga fusa o graffata con la particella su cui insiste il fabbricato non ha comunque effetto retroattivo e non determina quindi alcun diritto al rimborso dell’I.C.I. versata su tale area.

Ai sensi del combinato disposto degli artt. 2, comma 1 lett. b) e 9 comma 1 D.Lgs. 504/1992, sono da ritenersi esenti dall’imposta, limitatamente al periodo in cui risultino i requisiti sotto indicati, le aree edificabili, anche se di proprietà di terzi, ove siano condotte, per lo svolgimento di attività agro–silvo–pastorali, da coltivatori diretti o da imprenditori agricoli che esplichino la loro attività a titolo principale – così come definiti dal D.Lgs. 228/2001 –, purché tale conduzione risulti da contratto scritto avente data certa di durata almeno triennale ed abbia formato oggetto di preventiva comunicazione all’Ufficio Tributi del Comune.

Art. 5 – Determinazione del valore delle aree fabbricabili

Fermo restando che il valore delle aree fabbricabili è quello venale in comune commercio, come stabilito dall’art. 5, comma 5 D.Lgs. 504/92 e s.m.i., non si fa luogo ad accertamento di loro maggior valore, nei casi in cui l’I.C.I. dovuta per le predette aree risulti tempestivamente versata con riferimento a valori non inferiori a quelli determinati periodicamente e per zone omogenee dal Consiglio Comunale ai sensi di quanto stabilito dall’art. 59, comma 1, lett. g) D.Lgs. 446/1997

TITOLO II

ESENZIONI ED AGEVOLAZIONI

Art. 6 - Immobili utilizzati da Enti non commerciali


Ai sensi del comma 1 lettera c), dell’art. 59 del D.Lgs. 446/97, si stabilisce che l’esenzione dall’I.C.I., prevista all’art. 7, comma 1, lettera i) del decreto legislativo n. 504/1992, concernente gli immobili utilizzati da Enti non commerciali di cui all’art. 87 comma 1 lettera c) del Testo Unico delle imposte sui redditi, (ora art. 73, comma 1, lett. c), a seguito della nuova scansione normativa introdotta dal D.Lgs. 12 dicembre 2003 n. 344), approvato con Decreto Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986 n. 917, compete esclusivamente per fabbricati ed a condizione che gli stessi, oltre che utilizzati, siano anche posseduti dall’Ente non commerciale utilizzatore.

L’esenzione tuttavia compete anche qualora i fabbricati siano solo utilizzati dall’ente e il possessore li abbia concessi in comodato.

Sono esenti dall’imposta gli immobili posseduti dalle O.N.L.U.S., che operano sul territorio comunale, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali.

Art. 7 - Estensione delle agevolazioni previste per le abitazioni principali

In aggiunta alle fattispecie di abitazione principale, considerate tali per espressa previsione legislativa, ai fini dell’applicazione dell’aliquota ridotta e della detrazione d’imposta, sono equiparate all’abitazione principale come intesa dall’art. 8, comma 2 D.Lgs. 504/1992 e s.m.i.:

a) l’unità immobiliare posseduta a titolo di soggetto passivo di imposta da anziano o disabile che acquisisce la residenza in istituto di ricovero o sanitario a seguito di ricovero permanente, a condizione che la stessa non risulti locata;

b) l’abitazione concessa dal soggetto passivo di imposta in uso gratuito a parenti in linea retta e collaterale entro il 2° grado, ivi compresi i genitori del coniuge del proprietario, se nella stessa abitazione il familiare ha stabilito la propria residenza e vi dimora abitualmente risultando intestatario delle utenze relative alla fornitura di energia elettrica, acqua potabile, telefono, gas metano.

L’anno di imposta successivo all’applicazione delle agevolazioni di cui al comma 1, dovrà essere presentata dichiarazione I.C.I. supportata da idonea documentazione comprovante la situazione dichiarata.

Art. 8 – Pertinenze delle abitazioni principali

Ai sensi dell’art. 59, comma 1, lettera d) D.Lgs. 446/97, le pertinenze dell’abitazione principale usufruiscono dell’aliquota prevista per la stessa.

Ai fini del presente articolo, possono rientrare nella nozione di pertinenza unicamente le unità immobiliari classificabili nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7.

La pertinenza è considerata parte integrante dell’abitazione principale anche se distintamente iscritta in Catasto, purché appartenente al medesimo proprietario o titolare di diritto reale di godimento sull’abitazione e purché sia durevolmente ed esclusivamente asservita alla predetta abitazione.

Alle pertinenze si applica la detrazione solo per la quota eventualmente non già assorbita dall’abitazione principale.

Art. 9 – Riduzione dell’imposta per i fabbricati inagibili o inabitabili

L’imposta è ridotta del 50 per cento per i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati, limitatamente al periodo dell’anno durante il quale sussistono tali condizioni.

Ai fini della presente norma, sono considerati inagibili o inabitabili i fabbricati che, di fatto non utilizzati, presentano inidoneità all’uso cui sono destinati, per ragioni di pericolo all’integrità fisica o alla salute delle persone, non superabili con interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria di cui all’art 31, comma 1, lettere a) b) legge 457/78, ovvero che siano riconosciuti tali con provvedimento dell’Unità Sanitaria Locale.

Costituiscono indice di inagibilità o inabitabilità le seguenti caratteristiche:

- mancanza della copertura;

- mancanza dei serramenti;

- mancanza delle scale di accesso;

- strutture pericolanti (muri perimetrali, copertura, solai);

- mancanza dell’impianto elettrico, idrico, sanitario.

Non è considerata condizione di inagibilità o inabitabilità la sola assenza dell’allacciamento elettrico ed idrico.

La riduzione dell’imposta nella misura del 50% si applica dalla data del rilascio della certificazione da parte dell’Ufficio tecnico comunale oppure dalla data di presentazione al Comune della dichiarazione sostitutiva attestante lo stato di inagibilità o di inabitabilità, successivamente verificabile da parte del Comune. Se il fabbricato è costituito da più unità immobiliari, catastalmente autonome e/o con diversa destinazione, la riduzione d’imposta dovrà essere applicata alle sole unità immobiliari dichiarate inagibili o inabitabili.

Il soggetto passivo d’imposta è tenuto a comunicare al Comune, con i termini e le modalità di cui all’art. 10 D.Lgs. 504/92, il venir meno delle condizioni di inagibilità o di inabitabilità.

Art. 10

Determinazione dell’imposta per i fabbricati soggetti a lavori edilizi ovvero a nuova costruzione


In deroga a quanto previsto dall’art. 5 comma 6 D.Lgs. 504/1992, in caso di demolizione di fabbricato o di interventi di recupero a norma dell’articolo 31, comma 1, lett. c), d) ed e) L. 457/1978 e successive modificazioni ed integrazioni, che siano effettuati su fabbricati precedentemente dichiarati ai fini I.C.I., che di fatto non possono essere e non sono utilizzati, la base imponibile è costituita dalla rendita catastale o presunta, attribuita all’immobile prima dell’esecuzione di tali interventi di recupero, ridotta del 50%, da computarsi fino alla data di ultimazione dei lavori di ricostruzione o ristrutturazione ovvero, se antecedente, fino alla data in cui il fabbricato costruito, ricostruito o ristrutturato è comunque utilizzato.

In caso di omessa dichiarazione di un fabbricato non iscritto in Catasto che abbia formato oggetto delle opere di cui al comma precedente, per gli anni precedenti alla ultimazione di tali opere ovvero all’utilizzo di fatto dell’immobile, la base imponibile verrà determinata sulla base del valore previsto per unità immobiliari analoghe site nel territorio comunale.

I fabbricati parzialmente costruiti, che costituiscano autonome unità immobiliari, sono assoggettati all’imposta a decorrere dalla data di inizio della loro utilizzazione. La valutazione della residua superficie dell’area sulla quale sia in corso la restante costruzione viene ridotta, ai fini impositivi, in base allo stesso rapporto esistente tra la volumetria complessiva del fabbricato risultante dal progetto approvato e la volumetria della parte di fabbricato già utilizzata ed autonomamente assoggettata ad imposizione come fabbricato.

Art. 11 – Definizione dei fabbricati rurali esenti dall’imposta

Con il seguente articolo si intendono specificare i termini applicativi della normativa vigente in tema riconoscimento della ruralità degli immobili ai fini I.C.I. (art. 9, commi 3 e 3bis L. 133/94, come modificati dal D.P.R. 139/98 e successive modificazioni).

A tal fine, per attività agricola deve intendersi, nel rispetto della previsione di cui all’art. 39 D.P.R. 917/86 (T.U.I.R.), l’attività diretta alla coltivazione del terreno ed alla silvicoltura, alla manipolazione e trasformazione di prodotti agricoli, all’allevamento di animali, alla protezione delle piante, alla conservazione dei prodotti agricoli, alla custodia delle macchine, degli attrezzi e delle scorte occorrenti per la coltivazione, nonché l’attività agrituristica.

Nell’applicazione di tale norma, si deve valutare, anche retroattivamente, il trattamento più favorevole al contribuente per tutte le annualità dell’I.C.I., purché non esistano provvedimenti definitivi.

In ogni caso, per quanto riguarda i fabbricati iscritti al catasto urbano (esclusa la categoria D10), gli stessi devono ritenersi soggetti all’imposta comunale sugli immobili, fatta salva la possibilità per il soggetto passivo d’imposta di dimostrare che l’immobile rispetta i requisiti per l’esenzione di cui ai commi precedenti.

TITOLO III

DICHIARAZIONI, VERSAMENTI, ACCERTAMENTO, CONTROLLI E RIMBORSI

Art. 12 – Dichiarazione


I soggetti passivi d’imposta sono tenuti a dichiarare tutti i cespiti posseduti sul territorio comunale, nonché le eventuali variazioni e le cessazioni, mediante utilizzo del modello ministeriale di cui all’art. 10, comma 4 D.Lgs. 504/1992, ovvero, in mancanza, mediante apposito modello predisposto e reso disponibile dal Comune.

La dichiarazione deve contenere tutte le indicazioni utili ai fini del trattamento dell’imposta comunale sugli immobili, anche in relazione alle unità immobiliari regolarmente iscritte a catasto con attribuzione di rendita, e deve essere presentata entro il termine ultimo previsto per la presentazione in via telematica della dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui il possesso ha avuto inizio ovvero in cui è avvenuta la variazione o la cessazione.

Art. 13 – Modalità di versamento

L’imposta è di norma versata autonomamente da ogni soggetto passivo.

Ai sensi dell’art. 59, comma 1, lettera i) D.Lgs. 446/97, si considerano tuttavia regolari i versamenti effettuati dal contitolare, nudo proprietario o titolare di diritto reale di godimento anche per conto di altri soggetti passivi, a condizione che:

- l’imposta sia stata completamente assolta per l’anno di riferimento;

- venga individuato da parte del soggetto che provvede al versamento, all’atto del pagamento o con comunicazione successiva da presentarsi entro il termine di cui all’articolo precedente, l’immobile a cui i versamenti si riferiscono;

- vengano precisati i nominativi degli altri soggetti passivi tenuti al versamento.

In tal caso, i diritti di regresso del soggetto che ha versato rimangono impregiudicati nei confronti degli altri soggetti passivi.

La disposizione di cui al presente articolo ha effetto anche per i pagamenti eseguiti anteriormente alla data di entrata in vigore del presente Regolamento.

Eventuali provvedimenti diretti al recupero di maggiore imposta od alla irrogazione di sanzioni devono continuare ad essere emessi nei confronti di ciascun contitolare per la sua quota di possesso.

In caso di decesso del soggetto passivo d’imposta, il versamento per l’anno in corso può essere effettuato a nome del soggetto passivo deceduto per l’intera annualità. Nella determinazione dell’imposta, in particolare per l’eventuale applicazione della detrazione per l’abitazione principale, si dovrà tenere conto dell’effettiva situazione in essere nei confronti del soggetto passivo deceduto.

Art. 14 – Termini di versamento

L’imposta complessivamente dovuta al Comune per l’anno in corso deve essere versata in due rate di pari importo, nei termini previsti per legge, ovvero in un’unica soluzione da corrispondere entro la scadenza per il pagamento della prima rata.

In deroga ad ogni diversa disposizione di legge ed in particolare all’art. 18, comma 1 L. 388/2000, l’imposta dovuta deve essere conteggiata sulla base delle aliquote e delle detrazioni approvate dal Comune per l’anno in corso, che il Comune si impegna a rendere note con tutte le forme di pubblicità, anche mediante strumenti telematici, entro il 30 aprile di ogni anno.

Il contribuente che provveda comunque al pagamento dell’I.C.I. con le modalità previste dall’art. 18, comma 1 L. 388/2000 non potrà in ogni caso essere assoggettato al pagamento di alcuna sanzione.

I versamenti d’imposta devono essere effettuati tramite l’Agente per la riscossione, ovvero tramite modello F/24, ove tale forma di riscossione sia obbligatoriamente prevista per legge ovvero formi oggetto di apposita convenzione stipulata dal Comune con l’Agenzia delle Entrate.

Tuttavia, ove il Comune non abbia stipulato apposita convenzione con l’Agenzia delle Entrate per la compensazione delle proprie entrate con crediti vantati nei confronti di altri Enti, nell’ipotesi in cui il versamento effettuato dal contribuente tramite compensazione non venisse correttamente accreditato al Comune, il versamento verrà considerato omesso per la parte d’imposta non pervenuta al Comune, con applicazione delle relative sanzioni ed interessi, fatto salvo l’onere anche per il Comune di attivarsi preventivamente presso l’Agenzia delle Entrate o l’Ente cui il versamento sia stato erroneamente riversato per recuperare l’importo versato a suo favore.

In tal senso, il Comune si obbliga a fornire apposita informativa ai contribuenti circa l’intervenuta stipulazione di apposita convenzione con l’Agenzia delle Entrate per l’utilizzo del modello F/24 per il versamento dell’I.C.I.

L’importo minimo dovuto ai fini I.C.I. è pari ad € 2,00. Se l’ammontare relativo alla prima rata non supera tale importo minimo, esso va versato cumulativamente con l’importo dovuto a saldo.

Art. 15 – Accertamento

I provvedimenti di accertamento in rettifica di dichiarazioni incomplete o infedeli o dei parziali o ritardati versamenti e di accertamento d’ufficio per omesse dichiarazioni e/o versamenti sono notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati.

Entro gli stessi termini sono contestate o irrogate le sanzioni amministrative tributarie, a norma degli articoli 16 e 17 del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472 e s.m.i.

Art. 16 – Attività di controllo

Ai sensi dell’art. 59, comma 1, lettera l), punto 2 D.Lgs. 446/97, la Giunta Comunale, perseguendo obiettivi di equità fiscale, può con propria deliberazione, determinare gli indirizzi per le azioni di controllo.

Ai sensi dell’art. 59, comma 1, lettera l), punto 5 D.Lgs. 446/97, il Funzionario responsabile del tributo cura il potenziamento dell’attività di controllo mediante collegamenti con i sistemi informativi che possono essere utili per la lotta all’evasione proponendo alla Giunta Comunale, al fine del raggiungimento degli obiettivi di cui al comma precedente, tutte le possibili azioni da intraprendere.

Art. 17 – Rimborsi per attribuzioni di rendite catastali definitive

Nell’ipotesi di cui all’art. 74 L. 342/2000, ove dalla rendita definitiva attribuita dall’Ufficio del territorio derivi a favore del contribuente un credito d’imposta in relazione all’I.C.I. versata sulla base di rendita presunta, il Comune provvede a restituire, nei termini previsti dal regolamento generale delle entrate in tema di rimborsi, la maggiore imposta versata unitamente agli interessi, conteggiati retroattivamente in base al tasso di interesse legale vigente al momento della presentazione della domanda di rimborso.

Art. 18 - Mancato accatastamento degli immobili

Nell’ipotesi in cui venga riscontrata l’esistenza di unità immobiliari non iscritte in Catasto, ovvero che abbiano subito variazioni permanenti, anche se dovute ad accorpamento di più unità immobiliari, che influiscono sull’ammontare della rendita catastale, il Comune provvede a sollecitare il soggetto passivo d’imposta a presentare il relativo accatastamento, dandone contestualmente formale comunicazione all’Ufficio del Territorio, ai sensi dell’art. 1, commi 336–337 L. 311/2004 e dell’art. 3 comma 58 L. 662/1996.

Nel caso in cui il contribuente non ottemperi alla presentazione del relativo accatastamento nel termine indicato dal Comune nel rispetto delle normative vigenti, si dà luogo all’applicazione della sanzione massima di cui all’art. 14 comma 3 D.Lgs. 504/1992 e s.m.i.

Art. 19 – Riscossione coattiva

Ai sensi dell’art. 52, comma 6 D.lgs. 446/97, la riscossione coattiva dell’I.C.I. avviene mediante ruolo affidato all’Agente per la riscossione, secondo la procedura di cui al D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, come modificata dal D.Lgs 26 febbraio 1999, n. 46 e successivi.

TITOLO IV

DISPOSIZIONI FINALI

Art. 20– Normativa di rinvio


Per quanto non previsto dal presente Regolamento, si applicano le disposizioni del D.Lgs. 504/92 e successive modificazioni ed integrazioni, nonché le vigenti normative statali e dei regolamenti comunali in materia tributaria.

Le norme del presente Regolamento si intendono modificate per effetto di sopravvenute norme vincolanti statali e regolamentari.

In tali casi, in attesa della formale modificazione del presente Regolamento, si applica la normativa sopraordinata.

Art. 19 – Norme abrogate

Con l’entrata in vigore del presente Regolamento sono abrogate tutte le norme regolamentari con esso contrastanti.

Art. 20 – Efficacia della norma

Il presente Regolamento entra in vigore e presta i suoi effetti, in deroga all’art. 3, comma 1 della L. 212/2000, il 1° gennaio 2007, in conformità a quanto disposto dal Decreto del Ministero dell’Interno 19 marzo 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 26 marzo 2007 n°71 in osservanza della disposizione contenuta nell’art. 53, comma 16 della L. 23 dicembre 2000, n°388, poi integrato dall’art. 27, comma 8 della L. 28 dicembre 2001 n°448.
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